ARCHIVI, BIBLIOTECHE E NUOVA STORIA LOCALE
Ci sono molti territori inesplorati della storia, ma per alcuni di essi non è necessario andare lontano, anzi si potrebbe dire che sono a portata di mano.
Si tratta della storia locale, che per la verità non è proprio un terreno vergine in assoluto, in quanto già da un secolo vede qualche studioso avventurarcisi e offrire risultati.
Il difetto principale però della storiografia locale - almeno fino a qualche tempo fa - è stato quello di voler ripetere i moduli della "storia grande", con la relativa ricerca di "grandi" fatti, di "grandi" personaggi, di avvenimenti politici e istituzionali di "grande" rilievo.
Questo è stato fatto nel migliore dei casi, nel peggiore si è scaduti in quella sorta di campanilismo d'accatto che vede uno sforzo immane e inane di riportare le origini del proprio "paesello" al mito, a Enea, ai Siculi prima dei Greci, agli albori della storia da una parte e al dettaglio estremo di "piccoli" fatti politici con sopravvalutazione sproporzionata rispetto ai contesti territoriali più ampi, dalla regione alla nazione.
Nel frattempo, però, nel quadro della globalizzazione da cui siamo investiti, è nata una nuova esigenza: rifarsi la propria storia o farsela ex novo, ricercare le proprie radici e la propria memoria.
Nasce quindi una nuova ondata di storia locale, stavolta più avvertita però rispetto alle strutture sociali, ai comportamenti comunitari, alle condizioni congiunturali dell'economia, ai fatti insediativi di lunga durata.
La memoria storica cerca di nutrirsi non più di un passaggio di un qualche Enrico VI o di un certo Carlo V, della battaglia garibaldina o della lotta per la conquista del Municipio da parte dellíavvocato o del farmacista del paese.
Per consolidare le proprie basi vuole conoscere i dati di base della storia della popolazione, i modi di adattamento all'ambiente naturale e alle sue sfide, le regole spesso non scritte che determinavano le costrizioni e le libertà di ognuno e di tutti gli appartenenti alla comunità (per quanto essa potesse essere).
Allora, è giusto dire che c'è un gran terreno inesplorato della storia a portata di mano: in qualche modo i nostri antenati, per quanto la maggioranza di loro fosse analfabeta, hanno lasciato documenti e segni del loro passaggio su questa terra, sul modo in cui l'hanno trasformato sulla maniera in cui hanno vissuto tutti insieme.
La maggior parte delle miniere di queste informazioni è proprio accanto alle nostre case e alle nostre scuole: sono le biblioteche e gli archivi. In questi luoghi si è conservata la memoria scritta di quanto hanno fatto i nostri predecessori.
Ci sarebbero anche altre miniere costituite dal territorio stesso, che racconta la sua storia in vari modi rilevabili tra l'altro con gli anelli degli alberi più antichi o con la fotografia aerea; dalla disposizione degli abitati e delle strade, dalla disposizione delle stanze e dei locali all'interno delle stesse case; dalla memoria tramandata di bocca in bocca, attraverso canti e racconti; dagli oggetti di uso comune, e così via discorrendo.
Ma qui si vuole discorrere solo della memoria scritta, quella cui più tradizionalmente gli storici si sono rivolti con le loro domande sul passato delle nostre comunità.
Continuando è impressionante vedere quanta se ne sia conservata, al di là di ogni aspettativa, nei Comuni e nelle sedi ecclesiastiche. In queste ultime ormai da qualche decennio gli storici - vestiti i panni di studiosi di demografia - hanno imparato a far parlare gli atti delle registrazioni dei battesimi, dei matrimoni, delle sepolture e quanti altri furono dettati dal Concilio di Trento come obbligatori per la buona cura della parrocchia.
Con le tecniche della demografia storica si può seguire la vicenda favorevole o sfortunata di ogni singola comunità, data la capillarità della presenza parrocchiale; si possono riconoscere i periodi brutti delle grandi crisi e quelli buoni della grande procreazione, la stagione preferita per i matrimoni, i livelli della mortalità infantile, le provenienze geografiche di sposi e deceduti e una lunga serie di altre informazioni preziosissime sui comportamenti demografici del passato.
Nell'area del Distretto scolastico inoltre esistono due grandi "depositi" di memoria coltivata dall'organizzazione ecclesiastica: gli archi diocesani di Lipari e di Santa Lucia del Mela.
Non sono stati ancora interamente esplorati e riservano sorprese piacevolissime per chi si impegna sul terreno della storia sociale.
Chi scrive ha avuto modo di trarre dal primo archivio una massa tale di informazioni sulla "mobilità coatta" e sul ripopolamento da poterne fare oggetto di tre distinti saggi nel quadro degli studi della Società italiana di demografia storica, della Sovrintendenza di Messina ai beni etnoantropologici e della Commissione internazionale di demografia storica riunita a Santiago de Compostela.
La buona riuscita di tali pubblicazioni dipende tutta dall'ottima qualità dei fondi archivistici liparoti, che per certi versi appaiono esemplari delle realtà isolane mediterranee del mondo cristiano.
Ma ci sono anche gli archivi "laici", quelli dei Comuni, a far da sponda. Purtroppo le municipalità non sempre hanno mostrato la stessa cura delle Curie vescovili; tuttavia negli archivi storici comunali esiste una grande massa di informazioni, forse ancor meno esplorata dei "depositi" ecclesiastici e quindi in grado di dare buoni frutti storiografici.
Di nuovo si segnalano i casi di Lipari e Santa Lucia del Mela, ma non bisogna dimenticare che in questa area Milazzo svolgeva un ruolo così importante da non potere aver lasciato traccia documentarie "pubbliche" di grande rilevanza.
Infine, l'ultima miniera presa in considerazione è quella delle biblioteche. Molte sono di recente formazione, quindi possono svolgere il compito di avviare una sana e ben fondata ricerca, offrendo i testi più significativi della storiografia contemporanea.
Altre però sono "eredi" di antiche biblioteche formatesi nel tenpo e poi "riciclate" magari nelle odierne biblioteche comunali.
Anche le raccolte di libri e saggi, di quanto è stato prodotto sul terreno della storia locale appaiono di enorme utilità, seppure i libri vanno letti cercando immediatamente di inserirli nel proprio contesto storico e culturale.
Al contrario dei documenti archivistici, le pagine del libro offrono una visione non immediata della storia, anche di quella locale; i fatti sono filtrati da un autore di cui vanno subito scoperte le intenzioni, usando una fra le doti principali dello storico (ma anche di qualsiasi lettore), la diffidenza.
La rassegna, líinventario di quanto esiste fra archivi e bibblioteche locali è come una mappa: la mappa dei giacimenti in cui chi è interessato a partecipare a questo revival della storia locale può andare a scavare per soddisfare una curiosità, per calcolare le distanze e le vicinanze del nostro modo di vivere da quello dei propri nonni e degli antenati più lontani, per rigenerare le proprie radici e la propria identità e dare quindi nuova linfa alla capacità di scelta che il domani ci proporrà come sfida.