Introduzione


Una mostra che ha per oggetto castelli e fortificazioni ha una sua naturale intrinseca suggestione, perché nell’oggetto stesso che descrive si condensa tanta parte della storia vissuta e tanta della storia fantasticata, quella che l‘immaginario collettivo riempie sempre difatti mirabolanti.

La storia dei castelli è in ogni caso coinvolgente perché si lega, nel bene e nel male, alle vicende del territorio abitato e conosciuto, delle città, dei casali, delle campagne.

E, sotto altro profilo, è materia di grande attualità la conservazione di queste testimonianze "condensate" di Storia. Il castello è monumento per eccellenza, carico com'è di simbologie e di rappresentatività in ogni area della cultura; da quella figurativa (dell’architettura), a quella ideologica della storia civile.

Nella mostra dei "Castelli Peloritani" c’è un motivo in più di interesse che sta nel suo essere "mostra didattica itinerante", nel suo offrirsi come strumento di lavoro didattico proiettato in un arco di tempo sperabilmente più lungo di quello dell’esposizione, costruito "con" e "per" gli studenti e come tale aperto per approfondimenti e coinvolgimenti ulteriori. Per questo motivo al materiale esposto, frutto del lavoro delle scuole del Distretto 37, si sono allegate 17 schede di commento con un breve profilo storico di ciascun castello ed un essenziale corredo di grafici.

Va qui ricordato che la mostra nel suo lungo giro attraverso le sedi del Distretto si è arricchita di significativi contributi (a Venetico, a Monforte) e che a Milazzo, nel momento in cui conclude la sua peregrinazione, si presenta note volmente accresciuta rispetto alle dimensioni originarie. Dal territorio istituzionale del Distretto si è passati, infatti, ad abbracciare un comprensorio geografico più vasto, quel comprensorio che nelle vicende della storia locale, dai Normanni al Viceregno spagnolo, ha una sua costante identificazione con la "Piana di Milazzo", (Planum Melatii), un territorio esteso da Saponara a Capo Tindari.

Il materiale raccolto si prestava a molte letture e ad altrettanti diversi "montaggi" espositivi; ad esempio scegliendo associazioni per aree geografiche ristrette, per affinità strutturali o formali, ovvero distinguendo i castelli per titolo di proprietà: quelli demaniali e quelli feudali.

Noi abbiamo preferito seguire un criterio forse più ovvio e sicuramente meno problematico, quello di lasciare i castelli nella loro successione geografica proponendo, in una tavola introduttiva, un loro raggruppamento secondo cinque tipologie funzionali. la piazzaforte; il castello medievale, il castello "moderno"; il castello/palazzo; la masseria fortificata.

Questa schematizzazione vuole solo mettere a disposizione una chiave di letura, fra le tante possibili, per organizzare un materiale che sfugge comunque a rigidi inquadramenti. Alla prima tipologia appartengono le piazzeforti di Lipari e Milazzo. Quest’ultima in particolare, vera e propria cittadella fortificata per l’ampiezza e la complessità delle opere di difesa, presenta una successione di cinte murarie (turrite nei secoli XII-XIV; bastionate dal XV in avanti) che hanno costituito, sommandosi negli anni, un sistema difensivo a più "ritirate". Nel raggruppamento delle piazzeforti si possono far rientrare per il rapporto fortificazioni-città anche Rometta e Castroreale.

La seconda categoria tipologica, quella dei castelli medievali (secoli XII-XIV), è la più alfa/Iuta del nostro territorio. Vi rientrano Saponara, Monforte, S. Lucia, Tripi, Novara, Montalbano, Oliveri. Il castello occupa il culmine della rocca che sovrasta l’abitato; l’edificio, in ragione de/suo isolamento, è organizzato per essere autosufficiente; è munito di due o più torri e di una cinta muraria che racchiude al suo interno l’area de/le manovre. Ha cisterne, cantine, stalle, officine. il castello medievale domina dall’alto la città, ma soprattutto il territorio, le vie d’accesso (le trazzere, le fiumare, le vallate) e il litorale.

Venetico ha la tipologia del castello "moderno" e potremmo considerarla un prototipo. Il suo rapporto con il sito è ancora quel/o del castello medievale, anche la sua organizzazione ripete gli schemi due-trecenteschi: la cinta muraria, la piazza d’armi, un gran numero di magazzini, cantine, stalle,... Ma vi sono alcune sostanziali innovazioni: le polveriere per le nuove armi da fuoco; una nuova profilatura dei bastioni che dovranno resistere al tiro più distruttiva dei cannoni; una diversa concezione dell’uso del castello che ora è posto al centro del feudo ed è sede della baronia.

Nella quarta famiglia tipologica dei castelli/palazzo (secoli XVI-XVII) si riconoscono Villafranca, Spadafora, Roccavaldina, Gualtieri. Qui i requisiti residenziali del palazzo prevalgono su quelli difensivi del castello e, tuttavia, per il nostro territorio il modello ispiratore sembra ancora l’arcigno castello che gli Spatafora costruirono a Venetieo alla fine del ‘400 o nei primi anni del ‘500.

È cambiato però il ruolo dell’edificio e soprattutto il suo rapporto con la città. Ora il castello-palazzo è calato nel tessuto urbano, non è più isolato per dominare dall‘alto e cerca altrove, in altre simbologie, i segni della distinzione. Bastioni, muraglie e fossati hanno perso gran parte delle loro funzioni originarie e sono diventati poco più che una metafora; contano ormai di più gli stemmi blasonati esibiti sui portali e sulle facciate.

La quinta e ultima tipologia è quella della masseria fortificata e Belvedere vi rientra a pieno titolo. Nella dimensione della masseria ritroviamo gli elementi atavici della piccola comunità che vive insieme e insieme si difende: il muro di cinta che traccia la linea del confine e della difesa; il baglio per la vita comune; la torre di guardia; la casa grande del signore e gli alloggiamenti dei coloni; la cappella; il pozzo. Nel recinto fortificato che è insieme segregazione e dominio, quasi un minuscolo reame ritagliato nel territorio aperto, con vivono risorse e insidie.

Le schede che seguono illustrano i castelli nell‘ordine della loro successione geografica, iniziando da Saponara fino ad Oliveri.

I Castelli Peloritani - [Index]