Lipari
Lipari fu importante fortezza nell’antichità classica; seguendo la progressione dell’espansione urbana, fu cinta da mura e fortificata a più riprese sulla rocca e nel piano sottostante, come testimoniano i resti archeologici emersi nelle campagne di scavo. Dopo la lunga decadenza dell’età imperiale e bizantina e gli abbandoni dell’età araba, gli insediamenti civili riemergono nell’età normanna e, sotto Ruggero, Lipari torna ad essere "fortezza con piccolo porto". La ripresa economica trae stimoli operativi dall’insediamento del monastero benedettino, la cui presenza giova anche per un ritorno della popolazione alla coltivazione stabile dei campi ed allo sfruttamento delle locali risorse minerarie.
Lipari ritrova un importante ruolo strategico negli anni successivi al Vespro per la sua posizione prossima alla Sicilia, posizione da cui può controllare agevolmente il braccio di mare che corre tra l’arcipelago eoliano e Milazzo. Gli angioini, infatti, portano da Napoli le loro offensive navali sulle coste Siciliane, facendo di Lipari una base ed un ricovero conveniente per le loro flotte; e ciò avverrà per una buona parte del sec. XIV.
Ma anche negli anni seguenti la fortezza eoliana sarà tenuta in gran conto dalla corona napoletana, a cui, d’altra parte, resterà amministrativamente legata dal 1450 al 1610. E proprio in questi 150 anni la rocca prenderà la forma e la struttura difensiva di una cittadella così come oggi la vediamo, dapprima con adeguamenti parziali, rimodellando torri e postazioni, e successivamente, dopo la rovinosa incursione del pirata Ariadeno Barbarossa del 1544, rifacendo gran parte delle bastionature del colle con gli aggiornamenti imposti dalla nuova ingegneria militare.
I tecnici inviati da Napoli, Pietro di Trevigno, Giacomo Malerba e, per ultimo, Giovanni Rinaldini, ridisegnano le fortificazioni, ben sapendo di dover far fronte alla rinnovata capacità distruttiva delle artiglierie navali cinquecentesche.
Nello stesso tempo la città civile aveva cominciato a prendere consistenza fuori dalla cinta bastionata nei pressi del porto piccolo meridionale. Questa separazione delle due realtà urbane si accentuerà nei successivi decenni portando al progressivo svuotamento della città murata; esso subirà una marcata accelerazione con il terremoto del 1783.
La cittadella è ormai un corpo a sé stante: all’interno delle mura l’antico centro ha perso i suoi abitanti e le sue connotazioni urbane; restano, lontani dalle espansioni ottocentesche della città bassa, le memorie storiche e gli edifici religiosi.
Ai primi del novecento le grandi bastionature della cittadella appaiono come un insormontabile sbarramento frapposto fra la città nuova e la deserta città alta: nel 1930 la rocca e le muraglie verranno tagliate per far passare una impervia scalinata nel tentativo di ricomporre, con un artificioso ricongiungimento fisico anche un assai più difficile ricongiungimento funzionale.