S. Lucia del Mela


Non hanno trovato finora riscontri storici le immaginose descrizioni di Mons. Airoldi, prelato ordinario di S. Lucia dal 1803 al 1817, sulla esistenza di un villaggio arabo di nome "Mankarru", con relativo castello, nell’antico sito di S. Lucia. Un diploma senza data di Ruggero II proverebbe, invece, la presenza di una comunità di "lombardi" insediata negli stessi luoghi, e non fa cenno a fortificazioni di alcun genere. Le notizie certe provengono dall’età sveva: un bel documento dell’Archivio Capitolare di Patti, datato 1249, descrive il "Palacium" nel quale l’imperatore aveva soggiornato in anni precedenti.

In questa residenza formata da un alloggio su due piani, sala e camera prospettanti il cortile, su cui affacciano anche un’altra camera, il forno, la cucina, la dispensa, il granaio e la stalla, Federico II fa costruire anche una cappella. Ora non si può dimostrare con assoluta certezza che il "Palacium" del documento coincida con l’attuale castello, anche per via della denominazione usata, ma vi sono alcune buone ragioni per proporre questa identità.

Vediamole:

In primo luogo non è pensabile che la residenza imperiale sorgesse nel sito dell’attuale centro storico ai piedi del colle da dove poteva essere vulnerato; in secondo luogo, prima dell’edificazione delle due torri, la circolare e la pentagonale, l’edificio privo di appariscenti sovrastrutture difensive poteva bene essere assimilato ad un "palacium"; in terzo luogo le indicazioni distributive raccolte dal documento possono avere un plausibile riscontro nelle strutture dell’attuale castello anche in presenza delle alterazioni apportate col tempo: i vani in successione prospicienti il cortile, le due elevazioni, la cappella etc.

Con la successiva fase aragonese, di certo, si passa ad una riformazione complessiva dell’edificio ed il "palacium" prende definitivamente le sembianze del castello turrito.

Si fanno interventi analoghi a Castro Reale ed a Monforte, con l’intento dichiarato di attrezzare alla difesa, occorrendo all’offesa, i centri collinari della Piana, per porre un freno a Milazzo.

A S. Lucia la costruzione delle due torri, con l’interposta cinta di collegamento, configura un vero e proprio nuovo forte con una propria piazza d’arme, annesso alla preesistente costruzione sveva.

Le tracce visibili sulla torre circolare, e la presenza al suo interno di una bella volta ad ombrello, testimoniano una serie di interventi di adeguamento databili ai secoli XV-XVI. Nel 1644 il castello appare in uno stato di grave degrado e alcune delle strutture interne sarebbero in rovina.

La caduta di interesse per un ulteriore impegno difensivo mette in moto il recupero delle fabbriche per destinazioni di culto. Nell’ultimo scorcio del sec. XVII si costruisce la chiesa (1673) e tra le mura dell’antico palazzo svevo si trasferisce il seminario (1695).

Queste nuove destinazioni tuttavia non hanno del tutto annullato le originarie sembianze del fortilizio e alle antiche ragioni difensive rimandano le due torri, il compatto edificio e la grande carica evocativa del sito che domina la Piana.

 S. Lucia del Mela immagini
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