Milazzo
Il castello e le fortificazioni di Milazzo esemplificano con completezza la storia dei sistemi difensivi realizzati in Sicilia dal sec. XII al XVIII. Un sommario elenco delle parti che si conservano, seppure degradate, in condizioni tuttora sufficientemente leggibili, può dar conto della ricchezza della sequenza storica:
Per ragioni di spazio, nella scheda sarà tratteggiato solo un breve profilo del castello medioevale fino agli aggiornamenti quattrocenteschi di Alfonso il Magnanimo. Il castello che ha un impianto fondamentalmente svevo, conserva una preziosa testimonianza della precedente fase normanna nella torre maggiore del mastio.
Gli elementi della torre riferibili a questa prima fase si possono così riassumerre: non vi sono relazioni funzionali dirette con altre parti del mastio ed il collegamento realizzato con la scala del cortile appare posticcio e chiaramente arrangiato; non vi sono ammorsamenti con le murature sveve; si riscontrano soluzioni tecniche e figurative non adottate altrove, in tutto il castello; infine sono elementi distintivi gli spessori murari (maggiori), la profilatura molto marcata dei cantonali, la sagomatura delle finestre, la presenza di una fascia di laterizi disposti a spina di pesce in tutto simile a quella che troviamo nell’edificio normanno di Caronia e nella chiesa di S. Pietro e Paolo di Casalvecchio Siculo.
La successiva fase sveva, che possiamo definire di rifondazione, è ripetutamente attestata dai documenti della cancelleria di Federico II, in cui tra l’altro si registra l’approvazione del sovrano per il lavoro svolto da Riccardo da Lentini nella direzione dei lavori dei castelli di Siracusa, Caltagirone e Milazzo. Il primo assetto duecentesco ha caratteri prevalentemente, se non esclusivamente, di guardia militare e relega le funzioni residenziali indispensabili negli ambienti della torre maggiore.
Nelle murature del mastio e della cinta turrita vi sono i segni di altre fasi "antiche" successive alla sveva: dall’angioina di Carlo, databile alla fine del sec. XIII, a quella del re Federico d’Aragona, a quella infine di un intenso e contrastato possesso degli angioini di Napoli, che dal 1342 al 1346 vi insediano una numerosa guarnigione e fanno del castello di Milazzo e di Lipari due formidabili presidi strategici. Cresce in questi anni l’utilizzazione residenziale della fortezza e si fa più consistente la presenza di ambienti per alloggi, ricoveri e servizi generali, che vanno addossandosi progressivamente all’interno delle ali che circonscrivono l’atrio.
Le aggiunte e le trasformazioni quattrocentesche di Alfonso il Magnanimo incrementano ulteriormente le possibilità d’uso: ne sono testimonianza le sagomature tardogotiche di portali e finestre collocati in varie parti degli edifici; una data posta sul muro del salone prospettante la corte, (Anno Domini 1456), attesta la conclusione di questo ciclo di lavori.
All’esterno, a circa dieci metri dalla cinta sveva, gli ingegneri di Alfonso integrano le difese del rnastio e approntano una cortina a bastioni semìcircolari di nuova concezione, con piazzuole di tiro, merloni di protezione e dispositivi di puntamento per le nuove armi da fuoco.
La realizzazione di questo antemurale impedirà l’utilizzazione dell’originario ingresso posto al centro del fronte turrito orientale, quello rivolto alla città, le cui tracce sono ancora visibili all’interno del muro, e imporrà la costruzione di un nuovo portale sul fianco nord, a destra della torre angolare; da quel momento sarà questo l’ingresso principale alla corte del castello e dalla fine del ‘500 sarà anche l’unico.