Montalbano Elicona
Il castello di Montalbano nasce come presidio difensivo in un territorio attraversato da una rete di itinerari medioevali importanti. Nella descrizione del regno normanno resa da Edrisi al suo sovrano (1154), Montalbano è uno dei riferimenti più rilevanti della topografia orientale dell’isola, come se, a descrivere e misurare il territorio in direzione dell’Alcantara o della costa tirrenica o dei crinali dei Nebrodi, si dovesse sempre e comunque fare riferimento al suo sito.
E sulle indicazioni dell’Edrisi si può supporre che la rocca fortificata coincidesse con la parte più elevata dell’attuale castello, quella raffigurata con le due torri nel disegno ricostruttivo.
Il primo fortilizio normanno, o quel che restava, appare recuperato e rigenerato nel successivo impianto svevo. Questo era formato dal mastio sulla rocca, del quale viene ridisegnata la torre Nord con un nuovo acuminato profilo pentagonale, e, ad una quota più bassa, da un grande recinto quadrangolare con i lati perfettamente ortogonali.
Questa muraglia che, nella soluzione aragonese diventerà il muro di facciata del palazzo-castello, funzionava da cinta avanzata nella quale, al tradizionale dispositivo di torri angolari e mediane, viene sostituita una medita imponente sequenza di feritoie allungate, in grado di esplorare l’intero pendio della rocca fino al fondovalle dell’Elicona.
Per gli interventi riferibili all’età angioina l’attestazione più sicura è fornita dalla data incisa sulle pareti della cisterna: Anno Domini 1270, anno in cui presumibilmente si portano a compimento i lavori del grande serbatoio e di una correlata sistemazione residenziale, destinata alle guarnigioni messe a guardia di quel territorio.
Nei primi anni del ‘300, e prima del 1308, Federico d’Aragona realizza, sul preesistente impianto, le sue "regiae aedes", la residenza reale. Prende forma con il sovrano aragonese una sorprendente struttura che segna il passaggio, definitivo, dalla fortezza duecentesca al palazzo. Sono aperte 18 grandi finestre sui muri perimetrali al di sopra delle feritoie sveve, di cui stemperano l’effetto di estremo arroccamento, e un numero considerevole di portali e porte.
Sono questi gli elementi che meglio caratterizzano la grande abitazione regale, che nulla ha tuttavia di sontuoso o di esibita monumentalità. Dopo la morte di Federico d’Aragona terra e castello passano agli Alagona e sono a lungo contesi tra demanialità e feudalità; alla fine del secolo giunge l’assegnazione in baronia decisa dal re Martino.
Montalbano gira così per le mani dei Cruillas e dei Romano prima, per confluire, nel tardo ‘500, nel patrimonio dei Bonanno di Cattolica, cui rimarrà legato fino alla fine de! ‘700. La mitica grande casa di Federico diventa un pò alla volta la sede abitata di un immenso feudo e il centro dei servizi di una grande azienda agricola.
Il passaggio in proprietà ai Gesuiti, dai primi anni dell’800, registra una ulteriore modificazione dell’uso dei fabbricati e, conseguentemente, registra altre trasformazioni nell’assetto murario e all’interno dei vani. Le grosse strutture sono però sopravvissute con tutta la storia delle stratificazioni succedutesi, storia ricca e di prim'ordine che, nell’immagine restituita dai recenti restauri, è ancora interamente leggibile e godibile.