Novara di Sicilia
Il castello, i cui resti si riconoscono a fatica in mezzo ai fabbricati che lo attorniano, si ergeva un tempo bene in vista sul poggio che domina il torrente S. Giorgio e le vallate che vi convergono.
Non vi sono attestazioni certe su una sua origine normanna, del resto non impossibile, se si dà credito ad una antica e rinnovata tradizione che vuole far risalire la lingua parlata novarese alla presenza di una comunità di "latini", forse di un "oppidum lombardorum", insediato come altri, per volontà dei re normanni nel sec. XII, per colonizzare territori in cui più forte era la presenza della cultura greca. La costruzione dell’abbazia cistercense di S. Maria di Nucara, secondo l’antica denominazione che al luogo derivava dalla presenza di un bosco di noci, avviata per volontà di Guglielmo II a partire dal 1171, conferma l’interesse dei Normanni a tenere sotto tutela quel territorio.
L’interesse è comprensibile se si pensa alle notevoli risorse naturali di quei luoghi ed alla presenza di un attraversamento importante per collegare la piana di Milazzo sul versante tirrenico, ai centri dell’Alcantara sul versante interno dell’Etna.
A Sud-Ovest del castello, lungo il Passito, si svilupperà la città trecentesca, a partire dalla porta occidentale, in direzione della piazza del Duomo. In mezzo ai muri in rovina del fortilizio si individuano parti di una torre robusta e tracce della cinta muraria, la cui datazione, come in molti altri casi simili, è resa assai incerta dalla povertà dei resti. La buona lavorazione della pietra da taglio, ancora leggibile nelle tracce del paramento esterno, porta a supporre l’esistenza di una costruzione, o di una ricostruzione, tardo duecentesca e che questa possa farsi risalire alla signoria di Ruggero di Lauria, personaggio di spicco dell’amministrazione aragonese di Giacomo e Federico, sul finire del sec. XIII.
Il Lauria fu ammiraglio della Corona negli anni che seguirono i moti del Vespro e signoreggiò su un territorio di grande valore strategico, che andava da Aci a Ficarra passando per Tripi, Novara e Castiglione.
La storia successiva interessa la baronia dei Palizzi fino a metà del sec. XIV; per pochi anni dello stesso secolo castello e territorio sono nelle mani di Vinciguerra Aragona, a dimostrazione dell’interesse che il territorio novarese rivestiva per quella famosa famiglia, che dominava anche militarmente dalle fiumare di Novara, Tripi, Oliveri fino a S. Salvatore e S. Marco d’Alunzio.
A più riprese, Novara, insieme a Tripi e Oliveri, torna al demanio regio fino a quando il re Martino, con i Capitoli del 1398, non decide che le tre "terre", con i loro castelli, potranno essere date in baronia. Da quel momento la storia del castello di Novara seguirà le sorti locali del feudo e, segnatamente, della famiglia Gioeni discendente da Bartolomeo Gioeni, che lo possedette più a lungo.