Oliveri
Nella descrizione di Oliveri fornita da Edrisi a Ruggero II (1154), la geografia dei luoghi appariva agli occhi del viaggiatore del XII sec, con lineamenti diversi da quelli che oggi conosciamo, ed in quella geografia il castello, la rocca, il casale assumevano forma e funzioni diverse da quelle attuali.
La descrizione di Edrisi li restituisce al loro ruolo originario: ‘‘Labirì (Oliveri)... È bello e grazioso, con un gran castello, in riva al mare. Vi é un mercato, un bagno, delle case, delle buone terre da seminare e delle acque perenni, sulle sponde (dei quali rivi) si stendono dei campi da seminare, e sonvi piantati dei molini. Possiede anche un bel porto, nel quale si fa copiosa pesca di tonno".
Questa collocazione del castello, sovrastante il casale in riva al mare e a guardia del porto, è documentata ancora nelle rappresentazioni della costa rese nella seconda metà del ‘500. Dobbiamo perciò desumere che l’interramento del porto, e il conseguente allontanamento della rocca dal mare, risalga alla fine del ‘500 e al secolo successivo, in concomitanza con quanto avvenne in altri tratti del litorale tirrenico (l’interramento del porto di Brolo, e il conseguente distanziamento di quella rocca fortificata dalla linea di costa, si verificò in più riprese, dal 1593 al 1862).
La nuova situazione, che ha modificato profondamente quella medioevale descritta da Edrisi, porta al decadimento progressivo delle attività produttive legate allo scalo marittimo ed alla dequalificazione del grande castello. Esso diventerà col tempo un edificio residenziale e di servizio, posto al centro del feudo, assumendo la conformazione con cui oggi si conserva. Nella prima metà dell’ottocento venne notato il suo "stato di sfacelo, nonostante vi sono stati ultimamente aggiunti due solidi ma inutili bastioni".
Nella storia delle famiglie, che si sono trasmesse il titolo di proprietà sul castello e sul feudo, si potranno raccogliere le indicazioni sulle trasformazioni edilizie delle fabbriche. Tra i possessori, nei primi decenni del sec. XIV, sono ricordati gli Abellis, cui succede, nel 1360, Vinciguerra Aragona (v. Tripi). A lungo il fortilizio fu posseduto dalla famiglia Gioeni, fino ai primi del ‘600. Vi subentrarono gli Ardoino (v. Belvedere), i La Grua, i Paratore signori di Tripi. Tuttora castello e pertinenze sono di proprietà privata, essendo in possesso della famiglia Bonaccorsi di Milazzo.