Roccavaldina


"Andrea Valdina, maestro notaro della Regia Gran Corte e fresco barone di Raccuia, Maurojanni e Rocca, costruisce due castelletti fortificati nelle ultime due località" (Trasselli). Nel brano dello studioso messinese troviamo l’indicazione certa, con il riferimento alla documentazione reperita presso l’archivio di Stato di Palermo, che la parte più antica del palazzo-castello di Rocca (antica denominazione di Roccavaldina) venne costruita nel 1512, e, per restare al documento, nella forma del "castelletto fortificato.

In mancanza di riscontri certi sulle fasi costruttive dell’edificio, possiamo supporre che venga realizzato per primo il corpo che prospetta sulla piazza con il bel portale ogivale, ma privo del balcone centrale (che finirà per sovrapporsi alla stessa ghiera del portale), con finestre, probabilmente, di taglio diverso. La presenza della merlatura e di qualcuna delle torri circolari legittimava la definizione di "castelletto fortificato".

Al corpo edilizio seguiva il baglio (la corte) recintato dal muro alto e compatto, ancora visibile lungo la strada che costeggia l’edificio. In questo primo nucleo si interviene ancora per adeguamenti e aggiunte negli anni ‘60 e ‘70 dello stesso secolo, soprattutto per mano di Andrea II Valdina, patrocinatore anche della edificazione della possente e compatta torre campanaria (1572) del duomo, cui non doveva essere estranea una funzione di guardia e di difesa, poiché si ergeva nel punto più eminente del borgo, rispetto a cui lo stesso castello restava in una posizione più defilata e di rifugio.

Altro ampliamento, il più rilevante, avverrà nei primi anni del XVII sec, con la costruzione di un nuovo fabbricato di grande interesse architettonico; committente di questa addizione sarebbe stato Pietro Valdina, personaggio di spicco dell’amministrazione civile e militare del viceregno. La soluzione adottata nella definizione degli apparati architettonici nella corte e nei prospetti fanno di questa parte del palazzo una testimonianza "tra le più emblematiche del manierismo siciliano" (Aricò).

Pietro, insediatosi nel feudo e nel titolo baronale nell’anno 1600 vi resta per ben 52 anni, acquisendo riconoscimenti e cariche per la sua abilità amministrativa e promozioni nobiliari per la sua intraprendenza diplomatica e per le larghe disponibilità finanziarie.

Altri lavori di miglioramento delle fabbriche del castello sono da assegnare, per la fine del ‘600, all’attività di Andrea IV e del figlio Giovanni Valdina; appartiene a questa fase la costruzione della grande terrazza sul prospetto posteriore. Ma con gli ultimi esponenti della famiglia, il ramo parallelo dei Valdina-Vhart, la splendida residenza fortificata inizia il suo inarrestabile declino; gravi danni riceve dal terremoto del 1783 e, soprattutto, da quello del 1908, cui seguiranno approssimativi accomodamenti. Lo stato attuale è di grave e quasi disperante degrado.

 Roccavaldina immagini
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