SAN PIER NICETO


Un tempo noto come San Pietro di Monforte, veniva in seguito aggregato a quella città feudale (Monforte S. Giorgio) situata poco distante oltre il Niceto, e ne dipendeva come suo casale, economicamente e amministrativamente.

11 17 marzo 1861, sempre sotto la vecchia denominazione formò un comune autonomo, ma solo nel gennaio 1875 assunse il nome di S. Pier Niceto.

Discordanti sono i pareri circa l’etimologia di questa denominazione anche perché non esistono documenti, forse andati perduti col terremoto di Messina del 1908, che attestino la derivazione esatta del vocabolo "Niceto".

Secondo una corrente molto diffusa, il nome deriverebbe da S. Pietro, protettore del paese, e dal Torrente Niceto (dal vocabolo greco Nike = Vittoria) per la vittoria ottenuta dai cristiani sui saraceni, in una battaglia svoltasi lungo il fiume.

Secondo altri la parola Niceto potrebbe derivare dal nome del frutto del nocciolo (in dialetto "nucidda"), l’albero una volta più diffuso nel fiorente bosco del territorio, comprendente anche oleastri, lecci, cipressi, cedri e castagni.

Si giunge in paese immettendosi nel lungo Corso Italia che solca l’intero abitato e, dopo un buon tratto, si arriva a piazza Duomo, dove si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro, risalente al 1581, che ha all’interno una statua del santo di scuola gaginesca e due tele di N. Mazzagatti del 1797.

Proseguendo a sinistra troviamo la chiesa di S. Caterina, riedificata più volte, di cui l’ultima nel 1785 come attesta un’iscrizione latina della facciata.

Essa ha a lato un’imponente torre campanaria a cui si accede con una scala a chiocciola cinquecentesca (la guglia fu eliminata, perché ritenuta pericolosa dopo il terremoto del 1908), ed ha all’interno la statua della Madonna delle Grazie di A. Calamelecca.

Si può dire che il patrimonio artistico di S. Pier Niceto è dato dalle sue chiese, situate all’interno del paese e fuori nel territorio, e dalle opere d’arte che esse racchiudono, anche se alcune sono chiuse al culto perché purtroppo bisognose di seri restauri.

In paese troviamo ancora la chiesa di S. Antonio ad una sola navata, sconsacrata ed ora adibita a biblioteca parrocchiale; a Piazza Roma la chiesa di S. Francesco di Paola, dei primi del ‘700, annessa al convento di S. Maria Maggiore, fondato nel 1634 e i cui resti sono inglobati nella costruzione dell’adiacente municipio.

Conferisce dinamismo alla facciata, quasi priva di elementi ornamentali e sviluppata in altezza, la scalinata sagomata che fa da raccordo tra la chiesa e la piazza antistante.

Nella Chiesa di S. Giacomo viene custodito il crocefisso di antica fattura che nel Venerdì Santo viene portato in processione per il paese.

A piazza del Carmine c’è l’omonima chiesa dalle bellissime campane, costruita nel XVII sec. come l’annesso convento di cui faceva parte.

Quest’ultimo, adibito a scuola media negli anni ‘50 venne poi demolito per far posto all’attuale piazza.

All’altra estremità, nella parte alta del paese c’è infine la chiesetta di S. Rocco, risalente al XVIII sec. Con statue lignee di S. Sebastiano e di S. Rocco ed una in cartapesta della Madonna del Riparo.

La piazza antistante è di recente formazione, ma essendo ampia, si presta all’allestimento di spettacoli e allo svolgimento delle feste paesane come quella di S. Rocco del 16 agosto.

Tra i tanti edifici sacri sparsi nelle campagne ricordiamo che in località S. Marco c’è una chiesetta omonima dalle origini molto antiche, costruita con pietre incastonate tra loro col metodo dei nuraghi sardi, mentre in contrada Grazia sorgeva la chiesa di S. Maria di Gesù, distrutta dal terremoto del 1908.

In contrada Saitta a Mulino nuovo sorge invece la chiesa di S. Leonardo Abate, un tempo protettore di S. Pier Niceto, ora è sconsacrata.

TRADIZIONI

San Pier Niceto è un paese piccolo, ma ricco di tradizioni, anche se i giovani non le conoscono poco: una volta, terminata la scuola dell’obbligo, le ragazze si riunivano nelle case delle ricamatrici e venivano addestrate a lavorare all’uncinetto e a ricamare la biancheria, mentre i ragazzi venivano avviati nelle varie botteghe artigiane per apprendere un mestiere.

Gli anziani raccontano che circa 300 anni fa, nella piazza che oggi si chiama San Francesco, c’era un palazzo abitato dal principe Moncada, uomo tirannico che al piano terra aveva fatto costruire le carceri, di cui oggi si possono vedere soltanto il cancello e le finestre orientate verso il torrente, dove si andava a prendere l’acqua.

Il signorotto si divertiva a sparare sulle "quartare", le brocche di coccio per l’acqua che le contadine portavano sulla testa, e godeva nel vedere l’acqua che colava loro addosso. Dopo le risarciva con denaro affinché comprassero altre quartare.

 San Pier Niceto immagini

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