Scuola Media Statale “L. Rizzo”
Milazzo (ME)
Alunno/a: Classe: 3ª E a.s. 2010/2011
Tesina d’esame:

Ø Storia: Nazismo e Fascismo
Ø
Italiano: “We Have a Dream”- Ernesto Baldini
Ø Geografia: Africa
Ø Scienze: Aids
Ø Musica: Jazz
Ø Artistica: Cubismo e P. Picasso
Ø Tecnica: Energia nucleare e bomba atomica


Per Razzismo s’intende ogni tendenza psicologica o politica legittimata dalla legge, che, fondandosi sulla presunta superiorità di una razza sulle altre favorisce o determina discriminazioni sociali o addirittura genocidio, come è successo durante la vita dell’umanità, con la schiavitù della razza nera, la persecuzione degli ebrei ecc…


La storia che ho studiato quest’anno, infatti, mi ha particolarmente colpita per come il popolo ebreo è stato quasi sterminato per una ideologia di Hitler di considerare la razza ariana superiore a quella ebrea, e la cosa che molto mi addolora è che anche l’Italia governata all’epoca da Mussolini nell’ottobre del 1938 per allearsi ideologicamente alla Germania nazista, il regime nazista introdusse in Italia le leggi razziali contro gli ebrei.
Da un giorno all’altro gli ebrei italiani furono emarginati dalla vita civili, sociale e politica del paese e vennero costretti ad un’esistenza piena di difficoltà sia dal punto di vista materiale sia da quello morale.
Secondo le nuove teorie razziste del fascismo, gli ebrei erano biologicamente estranei alla razza italiana e quindi dovevano essere considerati dai veri italiani come dei cittadini “diversi” e “pericolosi”.
In conseguenza di tali leggi, gli ebrei italiani, dovettero smettere di frequentare le scuole pubbliche, sia come studenti e sia come maestri e professori, vennero esclusi dal servizio militare e da tutti gli impieghi statali, la maggior parte delle famiglie rimase improvvisamente senza stipendio e fu costretta ad arrangiarsi cimentandosi in mestieri di fortuna, inoltre molti grandi studiosi dovettero abbandonare le università italiane e cercarono impieghi per lo più in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, si videro proibire i matrimoni detti misti, cioè celebrati da cittadini ebrei e cittadini non ebrei.
Prima del 1938 l’antisemitismo era un sentimento poco diffuso in Italia, dove gli ebrei erano pochi numericamente e in gran parte perfettamente integrati nel paese.
Per convincere la popolazione
italiana ad aderire a questa politica, il regime
mobilitò quindi diverse personalità della cultura in una propaganda aggressiva
e martellante. Ma le misure antisemite, condannate in parte anche dalla chiesa
cattolica, urtarono la coscienza di una parte degli italiani che iniziarono
proprio da questo momento ad allontanarsi dal regime, prendendo le distanze sia
dalla malvagità di tale politica che dall’alleanza militare sempre più stretta
tra Mussolini e
Fecero eccezione coloro che approfittarono delle restrizioni imposte agli ebrei per trarne vantaggi personali, per esempio impadronirsi delle loro ricchezze oppure occupandone i posti di lavoro abbandonati.


Uomini di diversa razza e di paesi diversi hanno dedicato la loro vita per eliminare il razzismo (Gandhi, Kennedy, Martin Luther King).
In Italiano abbiamo letto e studiato un brano antologico scritto da Ernesto Baldini intitolato “We have a dream” che significa “Noi abbiamo un sogno”.
Il suddetto brano descrive alcuni episodi di testimonianza razziale: la donna negra arrestata e gettata in carcere perché aveva rifiutato di cedere il posto su di un autobus della città a un bianco; il giovane negro Menedith, che dopo nove anni di servizio all’aviazione, nel 1962 si vide rifiutata la domanda di iscrizione all’università di Oxford , nel Mississipi.
Il 28 agosto Martin Luther King guidò la straordinaria marcia per la libertà: più di 250 mila negri vennero a Washington.
Accanto alla statua di Lincoln, Luther King disse: “ Anche se oggi dobbiamo ancora affrontare delle difficoltà e dovremo affrontarle in futuro io ho ancora un sogno …… sogno che sulle rosse colline della Georgia i figli degli antichi proprietari di schiavi possano sedere insieme al tavolo della fratellanza …… sogno che un giorno ogni valle sarà ricolmata, ogni collina e m montagna si abbasserà.
I luoghi impervi diverranno piani e quelli tortuosi si raddrizzeranno e la gloria del Signore verrà rivelata, e tutti gli uomini la vedranno insieme”.
La folla, dondolandosi, in cadenza, a mani giunte, ritmava quel discorso gridando: “ io sogno ancora”.
Tre mesi dopo, il 23 novembre 1963 Kennedy fu ucciso a Ralles. E forse solo a causa del suo sangue la legge sui diritti civili fu approvato dal congresso nel gennaio 1964. “Debbo tutto a Kennedy”, disse King nel ricevere, l’ottobre successivo, il premio Nobel.

Ancora oggi i neri soffrono a causa del colore della loro pelle che è solo il risultato dell’adattamento all’ambiente.
La razza nera è diffusa soprattutto in Africa che è un continente attraversato dall’equatore dove i raggi del sole arrivano perpendicolari e sono perciò più forti.
La pelle dell’uomo quindi per proteggersi, ha sviluppato più melanina che è un pigmento contenuto in alcune cellule (cromatofori) e serve appunto proteggere la pelle.
Questo adattamento all’ambiente è diventato carattere ereditario e si è formata la razza nera. Ma la razza nera soffre a causa del colonialismo che non è più militare ma economico.
Le multinazionali, in particolare statunitensi, inglesi, francesi e belghe, determinano le attività economiche: estrazione di minerali, ricerche petrolifiche, piantagioni di prodotti tropicali, allevamenti, sono condotti secondo gli interessi del mondo sviluppato.


I tre quarti del territorio africano risultano compresi fra due tropici e le temperature sono sempre piuttosto elevate. Solo la zona dell’Atlante,gli altopiani orientale e la punta più meridionale del continente godono di temperature più miti.
A causa delle basse latitudini, si registrano escursioni termiche annue molto deboli, mentre risultano più accentuate quelle tra il dì e la notte.
Le zone climatiche e le formazioni vegetali corrispondenti si susseguono in fasce parallele all’Equatore.
Nel bacino del Congo e sulle coste guineane prevale un clima equatoriale sempre caldo e piovoso al quale corrisponde la foresta pluviale.
Procedendo verso nord e verso sud ma anche sugli altopiani orientali, la temperatura si mantiene calda, ma si alternano due stagioni, una piovosa e una secca. Questa fascia, che forma una grande cintura attorno alla foresta, è dominata dalla savana e dalla steppa.
Oltre questa cintura si estendono a nord, il deserto del Sahara, a sud i deserti del Kalahari e del Namib. Restano infine le ristrette zone costiere del Maghreb, sul Mediterraneo, e dell’Africa meridionale, dal clima temperato caldo che favorisce lo sviluppo di una vegetazione di tipo mediterraneo.
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La
popolazione
Sono 840 milioni gli abitanti dell’Africa:
pochi rispetto alla vastità del continente e ,
infatti, la densità raggiunge appena i 28 ab./km². Spiccano sulla carta due aree quasi disabitate, che
corrispondono alle regioni desertiche a cavallo dei tropici, dove non vive
neppure 1 ab./km², ma come
si può notare gran parte del territorio africano registra densità inferiori ai
10 ab./km².
Fanno
eccezione la lunga striscia lungo il
Nilo, dove si concentrano 70 milioni di egiziani, alcune terre costiere, soprattutto
quelle affacciate sul Golfo di Guinea, e le regioni dove c’è maggiore
disponibilità di acqua, come intorno al grande lago Vittoria.
La ragione della bassa densità è da cercare nell’ostilità degli ambienti, nell’aridità e nella diffusione di molte malattie, come per esempio la malaria o l’Aids, che ha già colpito 25 milioni di africani. Dunque, la mortalità, in particolare quella infantile, è elevata: ecco perché la popolazione non cresce così velocemente come ci si aspetterebbe, considerato che il tasso di fecondità femminile supera i cinque figli per donna.
Anche la durata media della vita non riesce ad aumentare e quasi ovunque nell’Africa sub sahariana resta ferma intorno ai 50 anni. La causa è da cercare anche nei violenti conflitti che insanguinano molti paesi africani.
Le macroregioni
J
L’africa
bianca e mediterranea
Occupa la parte più settentrionale del continente, una specie di corridoio che si estende dall’Oceano Atlantico, a ovest, fino al Mar Rosso, a est, compreso fra il Mar Mediterraneo, a nord, e il deserto del Sahara, a sud. Per la sua posizione in ambiente subtropicale, escluse le coste mediterranee, questa macroregione è piuttosto arida . Il Nilo è l’unico grande fiume .
Oltre ai caratteri ambientali, la posizione
geografica ha contribuito ad accomunare gli stati la costituiscono. Già in età
antica, la sponda sud del Mediterraneo intratteneva relazioni intense con il
Medio Oriente e con Roma¸con quest’ultima
si scontrarono, per esempio, i cartaginesi, insediati
sulle coste del Mediterraneo occidentale. Per secoli, l’Egitto ebbe contatti
con
Fu l’avanzata degli arabi, nel secolo VII secolo d.C., a unificare culturalmente l’Africa mediterranea, soprattutto attraverso la diffusione dell’Islam, cui si convertirono rapidamente tutte le popolazioni locali.
Per secoli, invece, la religione musulmana non penetrò a sud del Sahara, sia perché il deserto costituiva una barriera, sia perché la rivalità fra le popolazioni bianche nordafricane e quelle di pelle nera a sud del deserto rese queste ultime diffidenti e ostili all’Islam.
Oggi, l’intera macroregione condivide
medesimi problemi di carattere demografico ed economico. I suoi 150 milioni di abitanti sono in gran parte accentrati sulla fascia
costiera, con densità molto basse all’interno. Le terre costiere, però, a parte
I giovani costituiscono circa la metà della
popolazione e i posti di lavoro non sono sufficienti per tutti: è questa la
causa del forte flusso migratorio verso l’Europa. Gli algerini si dirigono
soprattutto verso
Eppure l’economia si sta muovendo e l’Africa mediterranea conosce uno sviluppo lento, ma superiore a quello del resto del continente. Quattro sono le ragioni del decollo economico e sociale:
-le risorse minerarie, soprattutto energetiche , fra cui spiccano il petroli e il gas naturali. I principali giacimenti si trovano in Algeria e in Libia. Abbondanti sono anche i giacimenti di fosfati, localizzati in Marocco;
- i risparmi degli emigrati inviati alle famiglie d’origine, che rappresentano una risorsa importante;
-i proventi del turismo , sviluppato in tutti i paesi a eccezione dell’Algeria;
-le relazioni che si vanno intensificando con l’Europa in campo economico, sociale, politico e culturale.
J
L’Africa
nera o subsahariana
Occupa la maggior parte del continente:
oltre l’80% della sua superficie, abitato da quasi 700
milioni di persone e suddiviso in 48 dei 53 Stati complessivi.
A motivo della sua estensione, questa macroregione si
articola in alcune aree distinte: quella sahariana e subsahariana (quest’ultima
chiamata Sahel), a cavallo del Tropico del Cancro e
quindi arida; quella equatoriale , calda e umida, che comprende i paesi
affacciati sul Golfo di Guinea e quelli collocati nel cuore del continente, a
cavallo dell’Equatore; quella orientale, che si estende sugli altopiani e
intorno ai grandi laghi; infine quella meridionale o australe, arida e occupata
da savane nella parte attraversata dal Tropico del Capricorno.
Siamo soliti parlare genericamente dell’Africa nera facendo riferimento al colore della pelle dei suoi abitanti. Il rischio è però quello di non cogliere le notevoli differenze tra i diversi gruppi etnici. Nel solo Sudan, per esempio, i nubiani, che sono una minoranza della popolazione locale, parlano una cinquantina di lingue diverse, perché appartengono ad altrettanti gruppi etnici.
Nonostante queste differenze, l’Africa subsahariana costituisce un’unica macroregione, caratterizzata dagli stessi problemi e con alle spalle vicende storiche simili.
Gli ambienti, spesso ostili all’insediamento umano stabile, hanno favorito il nomadismo e il trialismo, ostacolando lo sviluppo. Alle difficoltà naturali si aggiunsero la tratta degli schiavi e lo sfruttamento coloniale, cui vennero sottoposti tutti i paesi, nessuno escluso, da parte di diverse potenze europee.
È la macroregione della Terra dove si registra la più elevata mortalità infantile, dove la durata media della vita è più breve e dove le malattie come l’Aids infieriscono con estrema gravità. Nessuna altra macroregione registra condizioni di vita tanto misere, tassi di analfabetismo così elevati e livelli di reddito medio pro capite tanto bassi.
Fatta eccezione per il Sudafrica, le altre economie sono ancora prevalentemente agricole. Si pratica un’agricoltura di sussistenza, che si affianca a quella commerciale, costituita dalle piantagioni introdotte dai colonizzatori e ancora oggi controllate da aziende straniere.
Sono nelle mani di società estere anche molte risorse minerarie di cui alcuni paesi sono ricchi. Eppure simili ricchezze non riescono a tradursi in benessere.
Di petrolio è un grande
estrattore
J
L’identità
dell’Africa
Le foreste, i deserti, le savane aride
hanno in molti casi ostacolato il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà. Il
nomadismo no permette la formazione di società
articolate e numericamente consistente; i gruppi rimangono piccoli , a
struttura tribale, costretti a spostarsi alla ricerca di cibo e acqua.
Se l’ambiente è difficile, la densità demografica resta bassa e i piccoli
nuclei di popolazione rimangono piuttosto isolati fra loro; ciò spiega perché ,
all’arrivo dei conquistatori europei , fossero poche le popolazioni africane
organizzate in società stabili e complesse. Fino ad allora,
nell’Africa occidentale erano esistiti potenti regni , fra cui quelli del
Ghana, del Mali,k del Benin. Anche la costa orientale
aveva assistito al fiorire di ricche città commerciali come Mogadiscio, Mombasa e Zanzibar, nelle quale
gli africani avevano costanti contatti con viaggiatori e commercianti arabi e
indiani.
La decadenza iniziò con l’arrivo degli europei; i primi furono i portoghesi, i quali cominciarono a sfruttare le risorse e incrementarono il commercio degli schiavi. A partire dal XVII secolo, con l’arrivo dei francesi e degli inglesi, questo commercio assunse dimensioni impressionanti.
Nel corso dell’Ottocento iniziò una nuova fase di esplorazione e di conquista delle regioni interne dell’Africa da parte di alcune potenze europee, costituendovi avamposti per il loro commerci. Con l’occupazione iniziò una rapida trasformazione dell’economia e delle società africane: nelle regioni più fertili le monoculture commerciali presero il posto della tradizionale agricoltura di villaggio; lo sfruttamento di risorse si intensificò; sorsero le prime città di tipo europeo e le prime linee ferroviarie. All’inizio della seconda guerra mondiale tutta l’africa era colonizzata.
Sul
piano politico l’occupazione europea produsse gravi conseguenze, perché creò
confini territoriali artificiali. In Africa la formazione degli stati è stata
frutto del colonialismo.
La colonizzazione interrupe il cammino storico di vari popoli, cui tolse la sovranità sui rispettivi territori per imporre quella della potenza europea conquistatrice. Gli europei non si preoccuparono dei confini fra un gruppo tribale e l’altro, ma divisero tribù appartenenti allo stesso gruppo etnico, oppure unirono popoli ostili fra loro. Alla fine del ottocento, quando restavano pochi spazi liberi fra una colonia e l’altra, i confini furono addirittura definiti con la potenza europea che aveva occupato il territorio limitrofo. I secolari confini delle popolazioni locali scomparvero.
Dopo la seconda guerra mondiale ebbe inizio un processo di decolonizzazione , che nel giro di pochi anni portò i territori africani all’indipendenza. In alcuni casi pacificamente, in altri fu il risultato di aspre guerre di liberazione.
Le cause descritte portarono alla formazione di stati autonomi dove gli abitanti non si sentivano accomunati gli uni con gli altri, con la difficoltà di convivenza che si manifestò in modo esplosivo al momento della formazione dei governi.
Il colonialismo aveva portato gli europei a passare l’amministrazione alle tribù già inserite nella burocrazia creando una serie di conflitti e lotte tribali.
Tramontata l’epoca del colonialismo, l’influenza dei paesi sviluppati sull’Africa non cessò , perché gran parte delle riserve minerarie e delle coltivazioni coloniali sono in mano alle società straniere (Stati Uniti, Cina e Russia) ; che cercano di mantenere stretti vincoli con gli attuali governi per tutelare gli interessi delle società stesse; fino ad alimentare conflitti e favorire guerre civili e colpi di stato. A questa nuova forma di dipendenza è stato dato il nome di neocolonialismo.
Per cercare di sottrarsi al controllo straniero alcuni politici africani hanno tentato di riunire gli Stati in un organismo che ne curasse gli interessi: l’Organizzazione per l’Unità Africana.
Tale organismo non riesce ad affermarsi perché , spesso, gli stati africani tendono a chiudersi in se stessi, ritenendo di riuscire a superare le difficoltà da soli, piuttosto che attraverso la collaborazione con gli altri.


A partire dagli inizi del Novecento fu avviata una rigida politica di separazione dei gruppi etnici (apartheid) che alla fine degli anni ottanta entrò in crisi, sia per la violenta opposizione della popolazione nera, sia per le pressioni internazionali.
Il presidente De Klerk scelse coraggiosamente di liberare il leader negro Nelson Mandela, in carcere da 28 anni, e nel 1991 l’apartheid fu abolito . Nel 1994 si tennero le prime libere elezioni, in seguito alle quale Mandela divenne il nuovo presidente del paese.
Nonostante questa svolta storica, gli squilibri economici e sociali improntano tuttora la realtà territoriale e civile del paese: almeno 7 milioni di abitanti vivono in bidonville.

Uno dei tanti problemi presenti in questo continente è l’alto numero di malati di AIDS, malattia che in questi ultimi anni si è diffusa anche in altri continenti.
Aids deriva dalle iniziali dell’espressione inglese Acquiced Immuno Deficiency Syndrome, cioè Sindrome da immunodeficienza acquisita.
L’Aids è una gravissima malattia infettiva causata da un virus, detto HIV, e tuttoggi ancora non sconfitto, l’unico modo di proteggersi è la prevenzione.
Un individuo può essere siero positivo e non manifestare la malattia ma trasmetterla, ma per fortuna esistono test in grado di segnalare la sieropositività.
È accertato che il virus dell’Aids si trasmette da una persona malata o sieropositiva a un’altra solo per contatto con alcuni liquidi organici.
Le vie di trasmissione più comuni sono: quelle sanguigne, quelle sessuali, quella placentare.

I neri raccontavano le loro sofferenze nelle piantagioni di cotone e di tabacco attraverso i loro canti “di lavoro”; che daranno poi origine a quel genere musicale che sarà il JAZZ.
La parola JAZZ appare per la prima volta nel 1913 quando un giornale di San Francisco utilizza questo termine per indicare una forma musicale.
Nello stesso anno nasceva
Naturalmente però benché esistono queste “date di nascita”, il jazz non spunta all’improvviso, ma si sviluppa sulla base di diverse tradizioni preesistenti, a volte anche molto lontane tra loro. Semplificando un po’, possiamo dire che esso deriva dalla confluenza di tre elementi fondamentali:
v i canti dei neri che vivevano nel sud degli Stati Uniti
v il blues
v il regime.
v i canti di lavoro si basavano sulla contrapposizione fra un solista e il coro, che viene detta “stile responsabile” è tipica di tutti i canti afro-americani, e passerò nel jazz. I testi dei work song assecondavano soltanto la funzione di ritmare il lavoro nelle piantagioni. Ma in seguito si arricchirono gli argomenti legati alle condizioni di vita degli schiavi di colore, assumendo a volte il carattere di una velata protesta sociale. Gli spirituals sono invece canti di argomento religioso. Anch’essi hanno origine nell’epoca della schiavitù, quando i proprietari delle piantagioni cercavano di giustificare l’esistenza stessa della schiavitù come mezzo attraverso cui i neri potevano convertirsi alla religione cristiana.
v il blues descrive la miseria e l’emarginazione dei neri americani.
v il regime è la prima musica strumentale afro-americana.

La razza nera che ha tanto sofferto per ideologie razziste ha dato tanto anche dal punto di vista artistico.
Infatti il cubismo è influenzato dal “primitismo” cioè dalla semplicità e dalla espressività elementare e vigorosa dell’arte africana.
Nella pittura la data di inizio del cubismo è l’opera di Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon (1907). Da quel momento in poi, Picasso e Gerges Braque iniziarono una produzione intensa di opere in cui il soggetto è scomposto in piani volumetrici e il colore viene utilizzato in maniera sobria solo per sottolineare la struttura. Nella scultura prevale la geometrizzazione volumetrica (cubismo analitico, cubismo sintetico). Corpi e figure sono “ridotti” a unità di geometria solida concatenata l’un l’altra.
Pablo Picasso è l’artista più rappresentativo del Novecento. Picasso ha avuto una carriera ed un’esistenza molto lunga e ha lavorato a ritmo incredibile fino all’ultimo. La genialità di Picasso consiste nell’estrema facilità con cui passa da un linguaggio ad un altro. Il suo stile resta inconfondibile nonostante il passaggio a forme di espressioni molto distanti.
Pablo Picasso,
nato a Malaga nel 1881 e morto a Mougins nel 1973 era
un pittore e scultore spagnolo, ritenuto uno dei massimo
artisti del nostro secolo e un maestro di incisione.
Figlio di un insegnante di disegno, Josè Ruiz Blasco, mostrò un talento
precocissimo, vincendo a 15 anni una borsa di studio per l'Accademia Reale di
Madrid.
Le sue prime prove, di fattura accademica, a partire dal 1901 sono firmate con il cognome della madre, che da allora egli adottò per tutte le sue opere.
Per tutta la vita continuò a rinnovare il proprio modo di fare arte, dominando mezzi espressivi diversi. La sua carriera artistica si può dividere in 4 periodi: il periodo blu, il periodo rosa, il periodo cubista e negroide e il successivo periodo del cubismo sintetico.
Il periodo blu si sviluppa tra il 1900 e il 1902 quando Picasso visse nel vivace ambiente artistico ed intellettuale di Barcellona, qui, frequentando pittori come Kees Van Dongen e Henri Matisse si avvicinò al postimpressionismo di Gauguin e dei pittori come Degas e Tolouse-Lautrec.
Picasso rappresentò immagini dolorose e malinconiche per qualche anno
dominate dal colore blu.
Nel 1903, dopo tre viaggi a Parigi, si stabilì nella capitale francese. La sua
tavolozza si tinse ora delle sfumature del rosa e del rosso: da cui prese il
nome il periodo tra il 1904 e il 1905, durante il quale l'artista produsse opere che prediligevano il disegno al colore.
I suoi soggetti, spesso tratti dal mondo del circo come in "Famiglia di acrobati", comprendono arlecchini e saltimbanchi. In questo periodo dipinse anche interessanti ritratti tra i quali quello della scrittrice statunitense Gertrude Stein.
Nell'estate del 1906, durante una vacanza in Spagna, Picasso entrò in una nuova forma artistica segnata dall'influenza dell'arte classica, iberica e africana.
Stimolati dalla grande mostra di Cezanne, nel 1908, Picasso e George Braque dipinsero paesaggi in uno stile descritto dai critici come composto di piccoli cubi: da cui il termine cubismo.
Nel 1912, incollando carta e tela cerata alla tela e combinandole con campiture di colore, Picasso creò il suo primo collage.
Questa tecnica, che egli avrebbe praticato tutta la vita, segnò il passaggio al cubismo sintetico. Questa forma d'arte lo ha attratto perché permette di rappresentare sulla tela in modo concreto: forme, volume, materia e colore.

In questo periodo storico grande rilievo hanno gli studiosi sull’energia nucleare perché viene messa appunto la bomba atomica o bomba H (idrogeno) che sfrutta l’energia prodotta dalla fusione nucleare di due nuclei di elementi leggeri, come gli isotopi di idrogeno si uniscono per costituire un nucleo pesante, l’elio liberando un neutrone.
Dalla reazione si sviluppa un enorme quantità di energia sottoforma di calore. Questo tipo di processo avviene nel sole.
Il presidente americano Harry S. Truman si trovò di fronte alla drammatica decisione se usare o meno la bomba atomica. Truman decise per il si.
Il 6 gennaio e il 9 agosto 1945 due bombardieri americani lanciarono altrettante bombe atomiche sulle città giapponesi Hiroshima e Nagasaki. Esse vennero distrutte.
Il Giappone cessò i combattimenti il 14 agosto e firmò la resa il 2 settembre 1945. Era così terminata la seconda guerra mondiale.
Un’altra reazione nucleare che è quella che avviene nelle centrali nucleari per produrre corrente elettrica è la fissione nucleare.
La fissione nucleare è un processo fisico che consiste nel dividere in due parti il nucleo di un materiale fissile per mezzo di una particella dell’atomo, il neutrone.
Il nucleo dividendosi in due parti, libera alcuni neutroni e contemporaneamente una grossa quantità di energia, che si manifesta sotto forma di calore.
I neutroni liberati, a loro volta, colpiscono altri nuclei, i quali si dividono in due parti, emettendo altri neutroni e si sviluppa altra energia, si innesca in questo modo una reazione a catena che, è in grado di autoalimentarsi nell’arco di tutto il processo. Il materiale fissile per eccellenza è l’uranio.
L'energia nucleare si presenta in due modi : sottoforma di fissione e fusione nucleare.
Fissione nucleare: l'uomo è riuscito ad ottenere una reazione
controllata prodotta dallo scontro di un neutrone contro un nucleo di idrogeno liberando enormi quantità di energia sfruttabile
dall'uomo.
Il sistema della fissione nucleare si basa sulla reazione a catena che si
sviluppa dopo che un neutrone va a colpire un nucleo di uranio.
Il nucleo di uranio si divide in due, sprigionando 3 neutroni (scompare della materia)
Se si lascia continuare questa reazione a catena si può ottenere tantissima energia (in base alla quantità di uranio utilizzati)
1 neutrone
3 neutroni
9 neutroni
27 neutroni
81 neutroni…
Fusione nucleare: l'uomo non è ancora riuscito a controllare questa
reazione perchè non ha i mezzi per creare un'elevata temperatura e una grande pressione per far fondere l'idrogeno. Questa
reazione, che si sviluppa anche all'interno del sole, l'uomo è riuscito ad
ottenerla, senza controllarla, facendo esplodere contemporaneamente delle bombe
atomiche che creando i 2 requisiti per la fusione dell'idrogeno (levata
temperatura e una grande pressione) dettero inizio
alla reazione a catena.
Avviene nel nucleo del sole dove la temperatura elevatissima e la densità grande favoriscono l'incontro dei nuclei di idrogeno (H) che essendo stati abbandonati dal loro elettrone sono carichi positivamente e quindi tenderebbero a respingersi. Questa reazione trasforma l'Idrogeno in Elio e avviene attraverso una serie di passaggi intermedi che costituiscono la così detta catena protone-protone.
Due protoni, cioè due nuclei di Idrogeno (H1) si uniscono e formano un nucleo pesante di Deuterio (H2). Il nucleo di Deuterio è formato da due unità atomiche, un protone, un neutrone, ed è quindi un isotopo dell'idrogeno
Il deuterio cattura un protone e si forma un nucleo di elio3,che è un isotopo leggero dell'elio ordinario, e il suo nucleo contiene 2 protoni e 1 neutrone, cioè 3 unità atomiche.
Due nuclei di elio3 si uniscono e formano un nucleo di elio liberando due protoni. Il nucleo di elio contiene 2 protoni e 2 neutroni, cioè 4 unità atomiche
Se si tiene conto che nel passaggio finale compaiono 2 nuclei di elio3, e che per formare ognuno di tali si devono verificare i primi due passaggi che coinvolgono 3 protoni, si vede che l'intero ciclo mette in gioco 6 protoni: poiché nell'ultimo passaggio 2 protoni vengono liberati e tornano in ciclo, come bilancio finale si avrà 4 protoni cioè nuclei di Idrogeno si sono fusi in un solo nucleo di elio. In questa reazione il sole perde massa e produce energia.
ENERGIA: tutto ciò che è capace di compiere lavoro.
L = F x S (Lavoro uguale forza per spostamento)
E = L (Energia uguale Lavoro)
Varie forme di energia:
v Energia potenziale
v Energia cinetica
v Energia solare o primaria
v
Energia
chimica (combustibili: legno, petrolio fonti esauribili di energia)
v Energia elettrica
v Energia nucleare
v Energia termica
Fonti rinnovabili:
v Energia solare
v Energia eolica
v Energia geotermica
v Energia idrica